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Il racconto del nostro viaggiatore Massimo Bocale

Benin: le case Batammariba che ispirarono Le Corbusier

News.

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Benin: le case Batammariba che ispirarono Le Corbusier

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Nella provincia di Natitingou, nel nord ovest del Benin, la pianura termina bruscamente ai piedi dell’Atakora, le montagne che segnano il confine con il Togo.

In quest’Africa, rimasta isolata per molto tempo dal resto del Paese vivono i Batammariba o Tamberna come vengono chiamati in Togo, conosciuti fino a pochi decenni fa come sombà che nella lingua locale significa “nudo”, termine ormai privo di significato visto che dagli anni ’70 del secolo scorso questa tribù ha abbandonato la nudità totale a seguito dalle imposizioni del governo centrale. Prima di allora gli uomini indossavano solo l’astuccio penico ed erano armati con arco e frecce mentre le donne portavano un gonnellino di foglie fresche che sostituivano periodicamente. L’ornamento tradizionale portato dalle donne (ora visibile solo su quelle anziane) è il monile di pietra a forma di cuneo inserito sotto il labbro inferiore mentre la maggioranza degli uomini continua a indossare il tradizionale berretto decorato con pelo di scimmia.

Il caratteristico copricapo rituale a forma di cesto di vimini rovesciato ornato con conchiglie cauri e sormontato da un paio di corna d’antilope viene indossato dalle giovani durante la cerimonia di iniziazione chiamata Dikuntiri. Riconosciute ormai adulte, le ragazze possono unirsi formalmente ai propri mariti che le avevano prese in moglie quando queste erano ancora bambine, una cerimonia sancisce il ricongiungimento: quando la sposa entra per la prima volta nella casa-fortezza il marito le infila una freccia tra le corna del copricapo, catturandola metaforicamente come fa il cacciatore con la sua preda.

I Batammariba sono diventati famosi per le case-fortezza, molto simili ai piccoli castelli delle fiabe, ora patrimonio dall’Unesco. Queste case di fango e paglia conosciute con il nome di “Tata” sono uno dei più begli esempi di architettura tradizionale africana, la cui plasticità delle forme impressionò molti artisti europei, tra cui l’architetto Le Corbusier.


Le dimensioni delle “Tata” sono abbastanza imponenti se si considera che vengono costruite senza l’ausilio di una vera struttura portante; misurano, infatti, circa 12 metri di larghezza per 4 a 5 metri d’altezza. La Tata nasce alcuni secoli orsono come casa-rifugio a protezione dagli assalti operati dalle tribù ostili e soprattutto, nel XVIII e XIX secolo, dalle invasioni dei colonizzatori occidentali. Tra le altre cose, le case venivano strategicamente costruite distanti tra loro per costringere gli invasori a dividersi in più gruppi indebolendo notevolmente il loro potenziale offensivo.

Le abitazioni costruite all’interno dei campi coltivati si sviluppano su due piani: quello terra è adibito a magazzino e stalla per gli animali mentre il piano superiore è riservato alle camere e alla cucina. I torrioni sono utilizzati per immagazzinare il miglio, il mais e varie leguminose. 
Di fronte e di fianco all’unica entrata si trovano monumenti fallici che rappresentano gli antenati sui quali si sacrificano periodicamente piccoli animali, come polli e gallinelle della savana, allo scopo di tenere lontane carestie, malattie e altre calamità naturali e ottenere altresì pioggia e un buon raccolto. I Batammariba sono animisti. Essi credono che il proprio destino sia riposto nelle mani degli spiriti degli antenati i quali fungono da intermediari fra l’uomo e le varie divinità.

I feticci a forma fallica vengono eretti per onorare i membri della famiglia. Quando nasce un bambino, il capo famiglia erige vicino agli altri feticci un minuscolo mucchio di fango che verrà ingrossato a ogni rito di passaggio: pertanto più anziano è l’individuo, più grande sarà il suo simulacro. Alcuni vengono decorati con conchiglie cauri che, per la loro particolare forma anatomica, rappresentano la fertilità. Quando una persona muore, sopra al suo feticcio verrà sistemata una ciottola di terracotta rovesciata o, più raramente, una pietra.

Ogni famiglia possiede un proprio lare personale dedicato agli spiriti degli antenati eretto solitamente all’interno dell’abitazione ed è formato da vari idoli; alcuni hanno una vaga forma antropomorfa, altri sono ricoperti con piume di diversi volatili, altri ancora sono i resti degli animali che vengono sacrificati secondo riti ancestrali.

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